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Londra, i Lords bocciano piano Brown antiterrorismo

Sonora bocciatura da parte della Camera dei Lord per il progetto di legge del premier britannico Gordon Brown in materia di terrorismo. La norma, proposta dal governo, prevedeva un’estensione da 28 a 42 giorni della durata massima della detenzione di sospetti terroristi senza un’accusa formale. I numeri della votazione hanno fatto registrare una netta contrarietà al provvedimento: contro il progetto di legge hanno votato 309 componenti della Camera dei Lord mentre i voti a favore sono stati solo 118. Il voto negativo della Camera Alta era stato pronosticato ma in pochi avevano previsto un voto così netto. In apertura di dibattito Lord Geoffrey Dear, ex ispettore capo della polizia, aveva fatto capire che, nel paese patria del liberalismo, per la proposta Brown non ci sarebbe stata vita facile: «Questo tentativo di apparire intransigenti di fronte al terrorismo, penso che sia una meschina parodia, indegna di un processo democratico». Numerosi altri lord hanno espresso le loro riserve alla proposta, tra cui anche Eliza Manningham-Buller, in passato capo dell’intelligence britannica. Il governo dopo il voto della Camera Alta ha deciso di ritirare la controversa proposta: «Il disegno di legge anti-terrorismo proseguirà il suo iter parlamentare senza l’estensione a 42 giorni del fermo di sospetti terroristi» ha detto il ministro degli Interni, Jacqui Smith. La decisione di archiviare la proposta di legge è stata giudicata positivamente dalle associazioni umanitarie che temevano per le libertà civili.

Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79948

Ottobre 14, 2008 Pubblicato da zoo10 | free news | , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Coppola torna libero «Nessun crac mi hanno rovinato i pm»

È libero. Al «confino» di Grottaferrata, alle porte di Roma. Danilo Coppola ha trasformato, almeno per il momento, una stanza d’albergo nel suo quartier generale e da lì risponde alle domande del Giornale, dopo un anno e mezzo trascorso fra il carcere e gli arresti domiciliari.Dal 1° marzo 2007, giorno del suo arresto, è successo di tutto: ricoveri in ospedale, un tentativo di suicidio, un’evasione, polemiche violentissime contro l’accusa.«La mia situazione non ha uguali in Italia».Perché?«Si è detto e scritto che c’era un crac del gruppo Coppola, buchi spaventosi nel bilanci, nell’ordine dei 150 milioni di euro, perfino mie presunte collusioni con la banda della Magliana o Cosa nostra. Tutto falso».L’accusa originale era assai pesante: associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta.«Quel capo d’imputazione è caduto. Io avrei costituito un sodalizio criminale con il mio commercialista e i miei collaboratori». E la bancarotta?«Io non avevo e non ho un euro di debito con nessuno, io ho 670 dipendenti e a tutti ho pagato e pago regolarmente lo stipendio. L’unico creditore era il fisco. La Procura di Roma si è insinuata al posto del fisco, cui dovevo 7,8 milioni di euro, e ha chiesto il fallimento della Micop. Il tribunale l’ha negato, i pm ci hanno riprovato, la Micop è fallita, per la Micop io sono stato arrestato e ho scontato questo periodo di carcerazione preventiva lunghissimo, anche se io al fisco, ho dato più del doppio del mio debito: 20 milioni di euro».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295440

Ottobre 4, 2008 Pubblicato da zoo10 | news | , , , , , , | Ancora nessun commento.

BASQUIAT Il graffitista haitiano che si sentì sfruttato da Warhol

È scomparso nel 1988 a soli 27 anni per overdose, ma la sua breve traiettoria artistica è stata fulminante. Parliamo di Jean-Michel Basquiat, l’artista americano di origini haitiane, pupillo di Andy Warhol, a cui la Fondazione Memmo dedica um’importante retrospettiva a Palazzo Ruspoli, con lavori provenienti da collezioni private, alcune mai esposte al pubblico. Ossessionato dalla frammentazione del corpo e dalla precarietà della vita, Basquiat. E infatti la mostra, curata da Olivier Berggruen, è intitolata «Jean-Michel Basquiat. Fantasmi da scacciare». Le quaranta opere sono state selezionate con lo scopo di analizzare proprio quella sorta di esorcismo che l’artista metteva in atto a ogni tela, a ogni graffito, a ogni collage. Da bambino Basquiat ebbe un incidente stradale e rimase a lungo in ospedale. Da quel momento iniziò una riflessione sul corpo e da qui sull’intero suo essere, all’incrocio tra l’ambiente borghese di provenienza e la cultura di strada nella quale si identificò fin dagli esordi con le tag degli anni Settanta firmate Samo (Same old shit, letteralmente «la solita vecchia merda»). «Le opere di questo pittore meraviglioso – ha detto Berggruen durante la presentazione della mostra – hanno un lato politico molto forte, denunciato nella grafica, nel gesto artistico, nel modo di porre il colore, in tutto connesse con la vita urbana americana di quel decennio». La mostra è accompagnata dalle fotografie di Michael Halsband, amico di Basquiat, con cui l’artista viaggiò in Europa e in Italia e che realizzò gli scatti per la mostra con Andy Warhol, quella che segnò la fine del loro rapporto di collaborazione, perché Jean-Michel si sentì usato dal padre della Pop Art (come del resto insinuavano i critici d’arte americani).

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295580

Ottobre 4, 2008 Pubblicato da zoo10 | x news | , , , , , , | Ancora nessun commento.