Veltroni: l’opposizione torni nelle piazze
Tutti a parlare della svolta di Walter Veltroni. L’argomento appassiona soprattutto il centrodestra. Dopo l’intervista di domenica a Repubblica in cui segnalava la fine del dialogo con Berlusconi, il leader del Pd chiarisce lunedì con una lettera al direttore de l’Unità Antonio Padellaro cosa intende per rilanciare la mobilitazione e la discussione da settembre, tornando nelle piazze d’Italia «senza fare sconti al governo». Su l’Unità in edicola Veltroni accusa «le iniziative di governo e presidente del Consiglio» di aver dimenticato l’interesse generale, «dando di nuovo priorità a vicende legate ad interessi particolari e personali e assestando un colpo mortale a quel bisogno di confronto alto tra diversi schieramenti sulle riforme e la modernizzazione delle istituzioni e della politica». Nel frattempo nel centrodestra la certificazione della fine del dialogo viene valutata con disappunto e finta sorpresa. Si dice che Veltroni si è fatto ostaggio di Di Pietro, che l’antiberlusconismo è una specie di malattia endemica del centrosinistra. Insomma, nessuna risposta nel merito. Solo Umberto Bossi nella sua nuova veste di ministro delle Riforme manifesta su La Stampa un minimo di preoccupazione per il clima avvelenato che , dice, « non serve a nessuno, nemmeno a Veltroni» e si accoda al «giusto richiamo» fatto dal presidente Napolitano a ristabilire una dialettica più serena tra le forze politiche.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76723
L’impronta del razzismo
Egregio signor Maroni, ministro dell’Interno, Lei annuncia che verranno «censiti» i bambini rom, ma ci rassicura non sarà una «schedatura etnica», un semplice «censimento che riguarderà tutti i nomadi che vivono in Italia, minori compresi».Che io sappia, quando si fa un censimento questo riguarda tutti i cittadini dello Stato, lo si fa secondo certe modalità uguali per tutti e con finalità chiare a tutti. Ma Lei per censimento intende forse entrare in un campo con 70 poliziotti, carabinieri, vigili urbani in assetto antisommossa e un furgone della polizia scientifica per rilevare le impronte digitali alle cinque di mattina della famiglia Bezzecchi, 35 cittadini italiani, senza precedenti penali?Questo è ben altra cosa. Si chiama schedatura etnica e lo sappiamo bene perché l’abbiamo già vissuto nel passato. E dunque è in atto una schedatura su base etnica che vuol dire che si sta creando un archivio parallelo. A cosa servirà l’archivio Rom? Nel passato, l’archivio che aveva creato l’«Ufficio di polizia per zingari» di Monaco, che aveva schedato ed arrestato più di 30.000 Rom tra il ’35 e il ’38, è passato all’Rkpa di Berlino, cioè alla Centrale di polizia criminale del Reich, sotto il controllo diretto di Himmler, il quale l’8 dicembre ’38 ha emanato il Zigeunererlass, decreto fondamentale nella storia dello sterminio zingaro, perché ha stabilito che, «in base all’esperienza e alle ricerche biologico-razziali, la questione zingara andava considerata una questione di razza».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76649
Nani, telefoni e ballerine
Rilevanza penale: da accertare. Vero voyeurismo: certo. Eppure è tutto molto interessante per capire cosa succede in questo Paese. In pratica: visto che le hanno messe on line le telefonate di Saccà con Berlusconi, e poi con i produttori, con le attrici e con i consiglieri di amministrazione, tanto vale sentirle, come un tempo si leggeva un romanzo di Arbasino e si sfogliava una rivista di gossip. Con un certo imbarazzo, va detto.Perché poi alla fine Agostino Saccà, capo della fiction della Rai, una certa tenerezza te la fa. Sta là a rispondere a tutti, gentile, paziente, sull’attenti con il presidente, che lo tiene in attesa con musichetta da anticamera da dentista, che gli chiede di telefonare a un’attrice mai sentita perché quella sta fuori di testa. L’attrice è tal Antonella Troise, «che ha preso parte in alcune fiction in ruoli secondari». Berlusconi pare afflitto, perché lei sostiene di essere stata danneggiata dal presidente. E il presidente prega il capo della fiction della più importante azienda culturale italiana, la Rai, di fargli una telefonata, e dirgli che lui insiste, che lui, Berlusconi, chiede di farla lavorare.Ma cos’è questa storia qui? Il problema che mi interessa in questa cosa non è se sia giusto o no pubblicare queste intercettazioni. Obbiettivamente pare un po’ di origliare dietro una porta. Il problema è il contenuto. Ma può il capo dell’opposizione, ex presidente del consiglio dei ministri telefonare per (aspettate che mi rileggo il nome se no non mi entra in testa), Antonella Troise? Poi se guardo la foto oltre al nome, comincio a capire.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76674
Milano, si ricomincia: in 500 al primo girotondo
Il palazzo di Giustizia di Milano Più di cinquecento persone, per manifestare contro le nuove leggi vergogna volute dal governo di Silvio Berlusconi. Ieri, nel tardo pomeriggio, in una Milano preda del caldo africano, si sono trovate davanti al palazzo di giustizia, dando un nuovo segnale contro quanto si prepara, in materia di giustizia, nel parlamento italiano. Nel mirino dei manifestanti soprattutto le leggi che vogliono limitare l’uso delle intercettazioni e la Schifani bis, o «salva premier», che punta a mettere al riparo Silvio Berlusconi dagli effetti del processo Mills. L’appello era stato lanciato dal «Comitato milanese per la legalità» e dall’esponente del pd meneghino Nando Dalla Chiesa. Al presidio erano presenti anche esponenti di alcuni partiti, come Rifondazione Comunista, Sinistra Europea, Sinistra Democratica, Italia dei Valori, Verdi, Dalla Chiesa ha spiegato che il presidio di ieri «non è una ripetizione di cose già viste, ma una risposta della gente che spinta dall’indignazione civile ha aderito al nostro appello. È stata una bella manifestazione proprio perché artigianale, con cittadini che si sono riconosciuti nello slogan ‘noi facciamo da soli’ ed hanno dato un segno tangibile di impegno, nonostante il giorno feriale ed il gran caldo». Monguzzi, consigliere regionale dei Verdi, ha detto che «la manifestazione è prima di tutto un’ utile risposta civile alle iniziative del governo che mettono in crisi, per l’ennesima volta, l’amministrazione della giustizia nel nostro paese.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76553
Veltroni: l’opposizione torni nelle piazze
Tutti a parlare della svolta di Walter Veltroni. L’argomento appassiona soprattutto il centrodestra. Dopo l’intervista di domenica a Repubblica in cui segnalava la fine del dialogo con Berlusconi, il leader del Pd chiarisce lunedì con una lettera al direttore de l’Unità Antonio Padellaro cosa intende per rilanciare la mobilitazione e la discussione da settembre, tornando nelle piazze d’Italia «senza fare sconti al governo». Su l’Unità in edicola Veltroni accusa «le iniziative di governo e presidente del Consiglio» di aver dimenticato l’interesse generale, «dando di nuovo priorità a vicende legate ad interessi particolari e personali e assestando un colpo mortale a quel bisogno di confronto alto tra diversi schieramenti sulle riforme e la modernizzazione delle istituzioni e della politica». Nel frattempo nel centrodestra la certificazione della fine del dialogo viene valutata con disappunto e finta sorpresa. Si dice che Veltroni si è fatto ostaggio di Di Pietro, che l’antiberlusconismo è una specie di malattia endemica del centrosinistra. Insomma, nessuna risposta nel merito. Solo Umberto Bossi nella sua nuova veste di ministro delle Riforme manifesta su La Stampa un minimo di preoccupazione per il clima avvelenato che , dice, « non serve a nessuno, nemmeno a Veltroni» e si accoda al «giusto richiamo» fatto dal presidente Napolitano a ristabilire una dialettica più serena tra le forze politiche.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76723
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